Osservando comportamenti stupidi di persone che vivono nel nostro stesso Stato, Regione o Comune, tutti abbiamo pensato, almeno una volta: “Perché il potere di voto è uno per tutti? E’ giusto che senza la minima dimostrazione di interesse, formazione o cultura una persona si rechi al seggio a votare per “simpatia” e quel voto valga come il mio che leggo, ascolto e mi informo?”.
Si. E’ giusto. O meglio, è più giusto di come era prima, dove i governi venivano scelti solo da alcune categorie di persone, scelte per motivi religiosi, culturali o economici.
E’ stato ingiusto per tanto tempo, poi è arrivata la democrazia (dal greco antico: δῆμος?, démos, “popolo” e κράτος, krátos, potere”) etimologicamente significa “governo del popolo”, ovvero forma di governo e valori sociali in cui la sovranità è esercitata, direttamente o indirettamente, dal popolo, che generalmente è identificato come l’insieme dei cittadini che ricorrono in generale a strumenti di consultazione popolare (es. votazione, deliberazioni ecc.). Fonte: Wikipedia.
Andava tutto bene. C’erano i comizi in piazza, Partiti organizzati attorno ad un’ideologia, valori e principi. C’era la carta stampata ad informare le persone. Per confrontarsi bisognava socializzare, uscire di casa e recarsi in un luogo. C’era la speranza di poter contare qualcosa se ci si impegnava nella rappresentanza. Quelli ritenuti peggiori non spiccavano mai. I leader erano persone istruite, magari abbienti, ma non ricche. Raramente imprenditori ed infatti erano rari i conflitti di interesse.
I leader venivano dalla gavetta. I partiti si dividevano in correnti che si confrontavano aspramente dietro le quinte dei comizi. La “democrazia diretta” era molto diretta, mediata solo dalla carta stampata, più a livello nazionale e meno nel locale.
Poi sono arrivati altri mediatori. Prima la TV e poi i Social. E’ andata scemando la necessità di andare in luoghi di aggregazione o leggere, per informarsi. L’imbattibile comodità di poltrona e smartphone ha preso il sopravvento.
Purtroppo, “le strade verso l’inferno sono tutte in discesa” (cit. Padre Molteni). Smartphone e divani sono ormai strumenti attraverso cui gli elettori vengono influenzati da media e social network, spesso guidati da interessi lontani dall’imparzialità.
Orde di elettori si sono così recati alle urne guidati dalla battuta sentita al talk-show o ispirati dalla fake-news un’ora prima sui Social da un influencer ritenuto “uno che la sa”. Elettori abbandonati al tifo, spesso di una singola persona, ormai privi di ogni faticoso e noioso spirito critico. Tutti con lo stesso diritto di voto. Il poltronaro e il docente di Diritto Costituzionale, l’anonimo voyeur e il capo redattore di un giornale nazionale. Tutti valgono uno. E tutto si conclude con un massacro di competenze e autorevolezze eseguito con zelo da scrutatori apatici.
Questo macro spettacolo involutivo va in scena ad ogni campagna elettorale. Ogni volta sempre più avvilente, da quando gli anni 70 hanno visto comparire le prime TV private e commerciali nel mondo.
Così le persone hanno preso il posto dei partiti, il populismo ha offuscato le idee, le urla hanno silenziato i ragionamenti.
Ma c’è un modo per invertire la rotta. Si chiama Dem2. Questo sito lo spiega nel dettaglio e ne illustra sia le applicazioni pratiche sia le conseguenze stimate. E’ un viaggio in un futuro migliore, verso una nuova Europa di pace.


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